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Luigi è un ex barista. Quando si avvicina l’ora di cena inizia ad agitarsi, muovendosi nell’ambiente in modo afinalistico, tocca diversi oggetti della stanza ricreativa del reparto, li annusa, li sposta, li posa, li riprende; si avvicina agli altri ospiti seduti, li guarda sospeso, li tocca, si allontana, si ferma, ritorna e inizia a spingerli e a farfugliare qualcosa di incomprensibile per poi interrompersi e dirigersi verso le sedie vuote iniziando a metterle sul tavolo. A quel punto l’operatore capisce e serenamente dice: «Hai ragione Luigi, iniziamo a sistemare per andare a cena».
Per fare questo, chi si prende cura del paziente deve saper usare tutte le informazioni disponibili nel campo. Così come è accaduto nella storia di Giovanni «l’affamato», attraverso ciò che si conosce del campo, si può riuscire a fare una buona sintesi di tutti gli elementi acquisiti e cercare la soluzione al contatto (finalmente!), che significa porre fine al comportamen-to disfunzionale del paziente, placando le sue ansie che è ciò che egli non riesce a fare da solo. L’intenzionalità terapeutica mira a sostenere le funzioni del Sé deficitarie per permettere al paziente il contatto con l’Ambiente e quindi la soddisfazione dei suoi bisogni, connettendo la figura al suo sfondo, ricucendo trame smarrite. Nella relazione di cura con il paziente DA [Demenza di Alzheimer], dunque, è necessario che un Io capace di traità intrapersonale si prenda cura di un Tu nel quale tale traità sta perdendo forma per sostenere la relazione con se stesso sempre più frammentata. Con il procederedella malattia il paziente perde autonomia, per cui la cura deve orientarsi verso un maggiore sostegno ambientaleattraverso specifiche strategie.

Grace Maiorana e Barbara Buoso, Il frammentarsi delle traità nella demenza di Alzheimer. Ed io avrò cura di te: ricucire trame smarrite, in GTK 6, Rivista di Psicoterapia, Maggio 2016, pagg. 32-33



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