Gestire l’attesa: per Alberto – lo abbiamo visto – eradifficile differire una richiesta o un bisogno. Con ostinazione persistente e infinita riusciva sia con gli adulti che con i compagnetti ad ottenere subito e a tutti i costi quel che voleva. Se da una parte era necessario offrire comprensione alla sua impazienza (anziché dirgli: “Arrivo tra cinque minuti”, rassicurarlo dicendogli: “Un secondo solo e sono da te…”), dall’altra occorreva dargli l’opportunità di imparare a poco a poco a prolungare i suoi tempi di attesa. Dargli piccole consegne, mandarlo in bidelleria a prendere questo o quell’altro, spiegandogli con calma e in successione ciò che doveva fare, era un modo sia per confermarlo che per aiutarlo a pensare prima di agire. Una volta come tante, dopopranzo, mentre gli altri bambini sono seduti in cerchio a mangiare la frutta, lui vuole subito alzarsi per andare a giocare. Il ‘circoletto della frutta’ è però un momento significativo in cui i bambini si raccontano le loro storie o ascoltano un po’ di musica. Lo invitiamo ad aspettare prima di alzarsi, solo il tempo necessario per ascoltare il canto della nostra filastrocca: lui accetta e riesce a rimanere in cerchio per quel pezzettino di tempo condividendo con gli altri bambini una piccola esperienza. Bisogna conoscere i tempi di attesa di ogni bambino e calibrare le attività di conseguenza, per far sì che ognuno di loro impari ad attendere senza che l’attesa diventi frustrante.

Dada Iacono, Gheri Maltese, Come l’acqua… Per un’esperienza gestaltica con i bambini tra rabbia e paura. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2012, pagg. 60-61