Accettare che il paziente resti unicamente paziente e non si instaurino con lui altri tipi di rapporti durante la terapia. Dico scherzosamente ai miei allievi-terapeuti: se il miglior medico della tua città viene in terapia da te (o manda la figlia)… avete perso la possibilità di farvi curare da lui! Si è terapeuti per prendersi cura del paziente e non per servirsi del paziente. Onestà significa, quindi, ad esempio, non cercare dal paziente informazioni che ci potrebbero tornare utili a livello personale e non in quanto suoi terapeuti. In altre parole, non ‘usare’ per sé la relazione (terapeutica!) che si è creata.

Opera di Angelo Ruta

Ricordo un’allieva in formazione presso la nostra scuola di specializzazione, già terapeuta ma di altro approccio, abbastanza conosciuta nella sua città, che mi chiese una supervisione per sapere se poteva partecipare alle performances che un suo paziente, famoso attore, di tanto in tanto offriva nella propria villa ad una élite sociale. Fu chiaro a entrambi che partecipare sarebbe stato negativo per il paziente che avrebbe confuso l’essere ammirato con l’essere-preso in cura. Onestà significò per l’allieva rispondere alla domanda: perché voglio partecipare? È a volte difficile rendersi conto, benché terapeuti esperti, di quanto sia forte il rischio di esercitare un potere anche ideologico sul paziente (che diventa… persona da convincere). Un paziente dice al proprio psicoanalista: «Guardi che io l’ho capito che lei è repubblicano» (siamo negli Stati Uniti d’America). Il terapeuta, sorpreso e quasi indispettito, replica: «Ma io sono stato corretto. Non ne ho mai parlato». Puntuale la risposta del paziente: «Ogni volta che io parlavo male di un deputato repubblicano, lei mi chiedeva se per caso mi ricordasse una figura della mia storia. Quando parlavo male di un democratico, lei si limitava ad annuire!». L’onestà con il paziente richiede al terapeuta una continua pratica di onestà con se stesso.

Giovanni Salonia, L’onestà come competenza terapeutica, in GTK 6, Rivista di Psicoterapia, Maggio 2016, pagg. 116-117


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