L’esperienza tragica, dunque, spalanca le porte alla relazione, come una necessità insopprimibile dell’alterità che preme verso una ricomposizione dell’esserci. L’urlo di dolore diventa “reclamo” alla relazione che è bisogno e rifiuto, confronto e scontro, rabbia e disperazione – nonché a livello terapeutico – ascolto e memoria, riconoscimento, condivisione, integrazione e crescita, verso un processo di palingenesi.
[…] In campo psicoterapico ho inteso usare il temine “palingenesi terapeutica” per indicare il processo relazionale che dall’ascolto dell’inudibile ed indicibile esperienza esistenziale del paziente, ripercorrendo tramite la “memoria” il racconto del romanzo della sua vita, prima e dopo l’evento “tragico” (sviluppo ontogenetico), conduce alla re-integrazione delle parti frantumate del sé (fase anatettica) e diventa esperienza di crescita e di arricchimento reciproco. L’esperienza della tragicità dell’esistenza, questo perpetuarsi della consegna divina del dolore, e nel contempo della individuazione dell’uomo dalla confluenza/simbiosi con il Creatore, nell’essere esperienza comune ai mortali, apre la strada all’alterità e quindi alla possibilità di intraprendere dei percorsi di rigenerazione terapeutica, sulla base del riconoscimento reciproco.

Paola Argentino, Tragicità dell’esperienza e palingenesi terapeutica in Tragedie greche e psicopatologia a cura di Paola Argentino, Medacalink Publishers, I edizione 2005, pagg. 24; 25-26