Se guardiamo al contesto postmoderno e occidentale senza spinte nostalgiche verso il passato, possiamo individuare numerose risorse e potenzialità. Di fatto c’è una riscoperta delle relazioni e per certi versi una fiducia inedita nella relazionalità, intesa come esperienza di contatto tra le persone. Una delle sfide che nell’ultimo ventennio le persone e i partner hanno sperimentato è stata proprio la possibilità di vivere i rapporti paritari, sul registro della vera parità, sia nei contesti intimi – di coppia, familiari – che in quelli sociali, lavorativi, amicali. Oggi possiamo dire che il rapporto tra pari si arricchisce della possibilità, ancora non scontata ma a cui tendere, della piena libertà di espressione delle differenze. Proprio il primato della soggettività, dell’autoaffermazione e del valore dato all’esperienza, se da una parte ci ha permesso di fare un salto qualitativo nei rapporti interpersonali, dall’altra è diventato esso stesso l’espressione del disagio e del limite delle relazioni paritarie. La relazione di coppia è sicuramente uno dei luoghi in cui la diversità è non solo presente, ma direi necessaria. La diversità costringe alla relazione, al dialogo, ad una comunicazione aperta e interessata all’altro. Il confronto con l’altro, come altro da sé, diventa una grande risorsa che permetterà alle differenze di esprimersi riducendo le spinte individualistiche e di onnipotenza e ci riporta alla relazione, unico luogo dove la soggettività può raggiungere la pienezza.

Valeria Conte, Il cuore della cogenitorialità nella gestalt therapy. Intervista a Valeria Conte e Giovanni Salonia a cura di Aluette Merenda, in GTK 6, Rivista di Psicoterapia, Maggio 2016, pag. 42