Concludiamo con le forme avverbiali. È «never», con le sue 80 occorrenze, a occupare la scena delle determinazioni di tempo. Questo «mai» che richiama l’ostacolo irremovibile, la barriera senza speranza, ciò che per definizione non può accadere: l’uscita serena di Peter, la crescita integrata di Wendy, la cura affettuosa e calorosa di mamma Darling, la presa di coscienza di una paternità adulta da parte di George. Peter Pan è un romanzo ostruito, come un collo di bottiglia a cui non è consentito far passare nulla, che non ammette cioè alcuna evoluzione. La vita si ripete, ma rimane sospesa. L’esistenza si assoggetta al tempo, ma non lo interiorizza. Le relazioni, ferite o esaltanti, sono destinate a rimanere irrisolte. L’infanzia e l’adultità restano asintotiche, sottratte a qualunque possibilità di incontro. Eppure, al livello degli avverbi modali, la nostra rassegna si chiude sul primato di «slightly». Con le sue 48 occorrenze l’avverbio principe del romanzo di James Barrie ci lascia con il sapore della leggerezza, di quella levità che secondo il narratore si paga con l’«heartless», con l’essere senza cuore. Ma sappiamo bene che nel fondo inespresso del Peter Pan si annida la speranza (contro ogni speranza) di un volo leggero e spensierato, riscaldato dal fuoco dell’affetto e non segnato dal bisogno della fuga. Dove il cuore e la levità si incontreranno, lì Peter troverà il suo indicibile compimento. Ci sia dato, nella vita nostra, dei nostri compagni e dei nostri figli, di esserne testimoni.

Antonio Sichera, Le venti parole di Peter Pan, in Giovanni Salonia (ed.), La vera storia di Peter Pan. Un bacio salva la vita. Cittadella Editrice – 1° Edizione Dicembre 2015, pag. 60