Ma la mancanza del bacio significa nella storia di Peter il fatto bruciante di non essere stato considerato bambino dai suoi, il loro averlo voluto subito grande. Per questo Peter è fuggito. La sua infanzia è stata misconosciuta, il suo diritto ad essere piccolo conculcato. In questo senso, il volo verso l’Isola-che-non-c’è appare ai nostri occhi – mirabilmente – come una difesa estrema dell’infanzia perduta. Peter è il campione dei bambini non amati, colui che (non) avendo ricevuto quel che ha ricevuto si erge a difendere la bellezza e la dignità della condizione infantile. Ed è per questo il capitano dei bambini smarriti, soli e senza mamma, il loro signore e il loro re. Lui li difende e li trattiene, perché sente l’ingiustizia della sorte toccata a questi piccoli, ma non può prendersene cura e accudirli, non essendo mai stato curato e baciato. La sua difesa della loro esistenza è avvolta perciò in una contraddizione inestricabile: la protesta di voler rimanere bambini perché non lo si è mai stati, la lotta per il godimento e la gioia spensierata dell’infanzia non avendola ricevuta da chi poteva confermarla e integrarla, la tensione istintiva a una cura impossibile, perché Peter sente di non poter essere padre, ma di esserlo solo per gioco con la sua amata (e perduta) Wendy Darling.

Antonio Sichera, Le venti parole di Peter Pan, in Giovanni Salonia (ed.), La vera storia di Peter Pan. Un bacio salva la vita. Cittadella Editrice – 2016, pp. 57-58