Per ripristinare la funzione-Es, può essere utile iniziare invitando il paziente a concentrarsi sul proprio corpo, a ripristinare il ‘Sé che si concentra’. Anche se egli percepirà questo invito come strada per il rilassamento, in realtà – come aveva intuito F. Perls – in questo modo imparerà così ad ascoltare il proprio corpo (e se stesso) e diventerà protagonista attivo del processo terapeutico (a fronte della passività della tecnica delle libere associazioni, che egli percepirebbe come umiliante). Non si tratterà solamente di entrare in contatto con le emozioni, ma di entrare in contatto con se stesso (anche gli psicoanalisti oggi affermano che il corpo è l’inconscio!). In questo cammino di ascolto di sè (differente dallo stile relazionale cui è stato abituato), a poco a poco entrerà in contatto con le parti di sè allora sgradite alla figura genitoriale e per questo ritenute sporche, cattive, umilianti. Sarà come una discesa agli inferi. Arriverà ad affermare «Questo io sono!» non più con la grandiosità di quando si vede allo specchio, ma con la tristezza di chi ha scoperto i propri limiti: quei limiti che – come la cacca – riconosciuti come propri, perderanno la loro sgradevolezza e daranno il senso di integrità. «Iste ego sum!» esclama Narciso: è quello che – in una paradossale metamorfosi di senso – può finalmente esclamare il paziente.

Giovanni Salonia, Pensieri su Gestalt Therapy e vissuti narcisistici, in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 174