Se non c’è relazione, se non si dà sostegno amoroso tra marito e moglie, tutto si risolve in una commedia spesso stucchevole, nella quale emerge prepotentemente, da un lato, l’impossibile sviluppo di una adeguata funzione personalità in un padre-ragazzino, dall’altro, l’incompiutezza del ruolo materno di Mrs. Darling, che proprio per questo non ce la fa a ingiuriare Peter. Perché Peter è il suo sogno. È lei a ripiegare l’ombra del fanciullo signore di Neverland e a riporla con cura nel cassetto. L’ombra è il buco nero della vita di Peter, la sua appendice strutturale in quanto equivalente della mancanza materna che ha provocato nel giovane eroe di Barrie l’insorgenza di una potentissima formazione reattiva. Essa non solo attacca il desiderio infantile di cura e di affetto, ma lo mette a tacere con fare sprezzante. Per Peter non bisogna nemmeno accennare all’argomento “mamma”. Lo si deve saltare a piè pari, come una necessità dei piccoli che non sanno dare valore alla distanza infantile da ogni dipendenza adulta. Per questo Peter è il sogno della mamma di Wendy. Infatti Peter “è” quel che lei non è stata e non ha dato, la sua maternità incompiuta, il suo intimo che non si è mai aperto. Peter le è “figlio” in quanto simbolo in absentia del suo desiderio profondo e impossibile di essere madre nel corpo. Quel corpo caldo e animale che non per caso è Nana a offrire ai piccoli Darling, quale sostituto morbido, carnale, pulsante, di un piccolo cervello balzano incapace di abbraccio e di protezione verso i suoi cuccioli. Ognuno sa, infatti, nella pantomima di Barrie, quel che grida il solo Uncino: se i bambini (e i pirati) trovano una madre, «The game’s up», il gioco è finito. Tutto l’edificio di Neverland e delle sue fatate avventure si basa su un desiderio ferito, che nasconde il proprio volto dolente e prostrato dietro la leggerezza di un volo, verso un’isola che è figura fiabesca di un esilio.

Antonio Sichera, Le venti parole di Peter Pan, in Giovanni Salonia (ed.), La vera storia di Peter Pan. Un bacio salva la vita. Cittadella Editrice – 1° Edizione Dicembre 2015, pp. 53-54