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Luca è un bambino di quattro anni, frequenta la scuola dell’infanzia dove trascorre il proprio tempo spesso solo, scomparendo tra i giochi, non visto dai compagni, a volte attaccato alla maestra, sempre in attesa che torni la mamma. Ha solo un amichetto, con il quale a volte gioca e altre no. Non disegna, non conserva nulla di quello che raramente fa, strappa, distrugge qualsiasi cosa bella faccia, perché non la vuole tenere, non vuole portarla a casa, non vuole mostrarla. La mamma di Luca è sempre molto attenta che il figlio sia pulito e ordinato, che sappia fare tutto per bene e con educazione. È stata anche lei educata in questo modo, come una perfetta signorina fin da piccola, crescendo nella certezza ansiosa che deve essere così. Ha così confuso la cura con l’accudimento materiale. Lo sguardo della mamma su Luca non rispecchia il bisogno del bambino: è uno sguardo ansioso che chiede al figlio di essere un altro, un bambino bravo, ubbidiente e competente che a casa accontenta la mamma in tutte le cose che si devono fare e dire; purtroppo quello stesso bambino resta spesso chiuso in se stesso, ansioso di non farcela. Luca ha un legame fortissimo con la mamma e quindi in lui al bene inevitabilmente si mescola la rabbia e la paura. Luca adora la mamma e i suoi occhi si riempiono di lacrime silenziose quando lo lascia a scuola. Si aggrappa alla maestra per non volare via dalla finestra. Sente l’ansia e la paura della madre che traspirano dalla pelle di lei, dai suoi modi, dai suoi vissuti e le trasforma in blocco del suo corpo, del suo volere. Luca ha bisogno di sentirsi placato, visto, libero di non fare niente, di essere bambino, unico e a suo modo, senza troppe aspettative sul suo dover essere. Solo con il permesso di non fare niente può “smettere di non fare niente”, ossia solo con il permesso di essere se stesso può allentare la tensione di prestazione, gustare come gli altri compagnetti l’eccitazione del fare e sperimentare quel ritmo di incontro sereno che permette di muoversi con armonia. È essenziale che la vita di un bambino non venga regolata dalle esigenze di efficienza dell’adulto. L’efficienza è nemica dell’infanzia (Ginott, 1969).

Dada Iacono, Gheri Maltese, Verso un nuovo pensiero felice, in Giovanni Salonia (ed.), La vera storia di Peter Pan. Un bacio salva la vita, Cittadella Editrice – 1° Edizione 2016, pag. 66-67



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