Come accennato, obiettivo del lavoro terapeutico con i pazienti narcisisti è ripristinare la capacità di entrare in una confluenza sana. Tale obiettivo si declina in due step. Nel primo si tratta di apprendere a vedere l’altro e ad attraversare l’angoscia dell’appartenenza. Questo è possibile stando e attraversando il blocco retro flessivo per cui in ogni esperienza relazionale vede solo se stesso. Vedere il terapeuta come un ‘tu’ cui ci si può affidare è il primo punto di arrivo. Allora il paziente riuscirà a vivere e narrare la relazione terapeutica come un ‘noi’. Se lungo il percorso terapeutico emerge il vissuto dell’innamoramento (del paziente), diventano figura temi relazionali arcaici e decisivi, che paradossalmente richiedono il superamento dell’angoscia della differenziazione. Il narcisista innamorato chiede un rapporto paritario: il ‘no’ del terapeuta alle sue richieste di coinvolgimento amoroso paritario verrà vissuto come umiliante. L’essere ricondotto alla propria posizione di paziente provocherà rabbia per essersi sentito ingannato (disturbo della funzione-Personalità), con correlata angoscia di individuazione. Come ricordano i Polster, apprendere la sana confluenza in un rapporto asimmetrico senza sentirsi squalificato ma aiutato a ritrovare se stesso diventa il secondo obiettivo del lavoro clinico.

Giovanni Salonia, Pensieri su Gestalt Therapy e vissuti narcisistici, in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pagg. 169-170