Per comprendere i giovani di oggi è necessario tener presente che sono “figli di narcisisti” e che sono stati socializzati in una cultura narcisista. I loro genitori sono “realizzati”, efficienti, ma spesso non si sono resi conto di come l’autorealizzazione, se non sostenuta da un profondo senso di legame, crei nei figli lo stress di un confronto quotidiano – e sempre perdente!  – con i genitori. La sensazione di essere irrimediabilmente perdenti in questo confronto è stata aggravata, tra l’altro, dal loro ricevere dai genitori “tutto e subito”, dall’essere protetti da ogni tipo di rifiuto (anche quello sano) e dall’essere preservati dalla componente aggressiva del compito genitoriale, che rende “vulnerabili” i genitori, ma realistica la crescita. Il giovane reagisce a questo clima sviluppando un senso di onnipotenza e di “grandiosità vuota”, timorosa di fronte a qualsiasi confronto, oppure tirandosi fuori dalla competizione con sentimenti di squalifica o disincanto, di non impegno/non scelta, di pretesa di ottenere tutto senza pagare alcun prezzo. In tutte queste reazioni il mondo esterno viene vissuto come troppo complicato e il proprio come troppo fragile; i sentimenti profondi sono di smarrimento e paura. Il fondamentalismo in tale contesto diventa, anche se a livello subliminale, consapevolezza di questa angoscia e ricerca disperata di uno “zoccolo duro” che, ponendosi fuori dal proprio mondo interiore frammentato, permetta di sentirsi legati alla vita.

Giovanni Salonia, Odòs, la Via della vita. Genesi e guarigione dei legami fraterni, EDB, Bologna 2008, pagg. 148-149