Nella storia della psicoterapia, sin dagli inizi è emerso il problema del senso da dare all’eventuale coinvolgimento del terapeuta nella relazione con il paziente. Transfert e controtransfert sono diventati nodi cruciali della comprensione e dell’attuazione del percorso analitico. La teoria del sé della Gestalt Therapy offre una decisiva chiave di lettura che colloca transfert e controtransfert dentro la cifra della funzione-Personalità: la relazione terapeuta-paziente – essendo una relaziona asimmetrica (di cura) – rimanda in modo analogico alla relazione genitori-figli. Semplificando a livello didattico: le eventuali avances di una paziente devono essere comprese come tentativi maldestri di raggiungere una figura paterna e richiedono una spontanea e terapeutica reazione paterna, e non certo una definizione della paziente come ‘seduttiva’. È chiaro che, per far questo, il terapeuta deve fidarsi della propria funzione-Personalità e deve comprendere la funzione-Personalità della paziente. Infatti, leggere la seduzione nel setting terapeutico fuori dal contesto del prendersi cura ‘genitoriale’ (e, quindi, della funzione-Personalità) crea confusioni, turbamenti e inevitabili rimandi ad un Super-Io necessario e fragile.

Giovanni Salonia, Teoria del Sé e società liquida. Riscrivere la funzione-Personalità in Gestalt Therapy, in GTK 3, Rivista di Psicoterapia, Settembre 2012, pagg. 51-52