La paura di sentire emozioni è antropologicamente insita nel cuore umano. L’uomo si vanta del suo essere ‘animale razionale’, quasi a segnare con l’aggettivo ‘razionale’ il confine che lo nobilita separandolo dall’animale. Si ha paura che un’emozione possa destabilizzare equilibri già assestati nel proprio corpo e nelle proprie relazioni (l’etimo di ‘emozione’ – ex moveo – non rimanda alla spinta ad agire?). La paura delle sensazioni e delle emozioni è connessa con la paura del corpo e con gli impulsi negativi che possono venir fuori dal suo sfondo. Tuttavia, perché l’O. raggiunga l’integrità e la pienezza del proprio sviluppo, deve sperimentare e vivere tutte le emozioni, con la fiducia nella spontaneità e autoregolazione del corpo e della relazione. Anche a livello culturale siamo passati dalla filosofia del ‘capire’ a quella del ‘sentire’. L’esserci nel-mondo si comprende nel ‘sentire’ la propria presenza nel mondo: il sentire, in altre parole, è la comprensione dell’A. che ci orienta e ci guida. Il sentire rimanda al corpo come luogo da cui parte una genuina umanizzazione della condizione umana. Tutto questo si apprende innanzitutto nella intercorporeità fra la figura genitoriale e il bambino. Quando il bambino, nel suo corpo che cresce, avverte la tensione del sentire, ovvero l’intensificarsi del ritmo respiratorio che dà forma alle emozioni, ha paura e cerca un corpo che lo accolga, un corpo che, attraverso il contenimento, dia al suo corpo il coraggio che lo rende integro.

Giovanni Salonia, L’angoscia dell’agire tra eccitazione e trasgressione. La Gestalt Therapy con gli stili relazionali fobico-ossessivo-compulsivi, in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pagg. 200-201