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Nel momento in cui i corpi in interazione (bambino/figura genitoriale) sono pronti, anzi prossimi al contatto pieno, il bambino vive un intensificarsi della paura di consegnarsi e di perdere la libertà prima ottenuta (si pensi a questa fase come successiva a quella del camminare). Il bambino ha, in questa fase, un forte bisogno di un segno specifico, di un gesto particolare di vicinanza per andare avanti. Se l’Altro scompare, il bambino vive questo sottrarsi dell’Altro con la rabbia di chi si sente abbandonato e ferito, a tal punto da non avere interessi. Si tratta di una forma della depressione postmoderna nella quale ogni assentarsi dell’Altro, anche impercettibile, viene vissuto come rifiuto, mentre si evita di chiedere un gesto di ritorno per il terrore di essere rifiutati e per la paura che il gesto, ottenuto perché richiesto, sia falso e umiliante (una sorta di compassione). Nella società narcisistica questa modalità relazionale si registra con maggiore incidenza e pervasività. Poiché ciò che non si completa si perpetua, il paziente resta ‘fissato’ su quel gesto, su quell’Altro che è scomparso. In terapia, per ricreare una relazione significativa che risvegli il corpo e lo riapra alla vita, sarà necessario attraversare le strade impervie e pericolose dei limiti e dei confini della relazione, senza umiliare il paziente e facendo scaturire la gratitudine.
Giovanni Salonia L’improvviso, inesplicabile sparire dell’Altro. Depressione, Gestalt Therapy e postmodernità , in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 188




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