Roberta ha grande difficoltà a separarsi dalla madre una volta arrivata a scuola. Si aggrappa ai suoi vestiti. Se riesce a distrarsi un attimo giocando, l’attimo dopo i suoi occhi smarriti la cercano con ansia. Questa modalità di separazione dura per tre anni. Si stacca dalla mamma piangendo, ma quando lei torna a prenderla si arrabbia e la strattona. Roberta non è stata desiderata dai genitori. È arrivata all’improvviso, in un momento difficile per la madre, che inconsapevolmente ha riversato su di lei atteggiamenti ostili e di rifiuto. Il rifiuto della madre suscita ostilità nel bambino. D’altra parte, l’ostilità verso la figura di attaccamento accresce in lui la paura di essere ulteriormente rifiutato o di perdere la figura amata. Roberta quindi, attaccata alla madre con insolita intensità, paradossalmente vive anche una forte ostilità nei suoi confronti. Ha bisogno di fare piccole esperienze positive di fiducia per rinforzare il suo sé. Per rassicurarlo e renderlo pronto all’emergere nitido di nuovi bisogni e nuovi desideri. Fu subito chiaro che era necessario per Roberta vivere l’esperienza di un’accettazione senza condizioni, totale, paradossalmente eccessiva. Le viene permesso dalla maestra di rimanere letteralmente attaccata a lei per tutto il tempo necessario, anche per l’intera giornata. Spesso, poi, la maestra è pronta a darle quel ‘qualcosina’ in più per rassicurarla e rinforzarla nella fiducia in sé stessa. Nello stesso tempo la madre, grazie alla possibilità di dare parole – nei colloqui con la maestra – al suo dolore e alla sua difficoltà nel periodo della gravidanza, diviene più consapevole della sua ostilità verso la bambina, e questo le basta per cambiare piano piano il suo atteggiamento e la sua relazione con lei. Grazie a queste piccole esperienze positive Roberta a poco a poco ha rinforzato il suo sé e si è mostrata pronta ad una separazione più sana e più fluida dalla madre. Ha cominciato così a gustare l’esplorazione del mondo. Ciò che possiamo fare quindi, nel nostro compito di prenderci cura, è puntellare lo sfondo, arricchendolo di piccoli pezzetti di esperienze positive.

Dada Iacono, Gheri Maltese, Come l’acqua… Per un’esperienza gestaltica con i bambini tra rabbia e paura. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2012, pp. 74-76