Quando si invidia qualcun altro non si è autentici, non si ha cura di ciò che si possiede perché non si è in contatto con se stessi ma continuamente proietta­ti nell’altro, amato e invidiato. Per chi invidia non è possibile ricercare modi per realizzare il proprio desiderio perché ciò che fa figura è l’incapacità, la dipendenza, la stasi. Ciò che permette l’adattamento creativo, che porta a progettare tempi e modi per esaudire i desideri, è la capacità di essere in contatto con il momento presente incontrando con vitalità la propria realtà interna ed esterna. Un contatto consapevole ci può essere sol­tanto se il respiro fluisce libero nel corpo che incontra l’altro. Questo per il bambino è possibile grazie alla presenza, esperita proprio in quel momento, di un creatività senza l’adattamento creativo nel campo organismo/ambiente, che il bambino impara proprio a partire dalle cure della madre, dall’accudimento iniziale, dallo svezzamento alla parola che dà forma a ciò che sente, vive e sperimenta. Ad esempio, quando interrompiamo prematuramente la manifestazione di conflitti tra fratelli, tra bambini, inibiamo la loro stes­sa creatività ossia il potere di assimilare il conflitto e formare una nuova Gestalt.

Dada Iacono – Ghery Maltese, “L’invidia, i bambini, le fiabe”, in Giovanni Salonia (ed.), “I come invidia”, Cittadella Editrice – Psicoguide, 1° Edizione Marzo 2015, pagg. 81-82