Una mia paziente, coinvolta in una relazione extraconiugale, esprimeva tutta la sua angoscia di essere abbandonata con attacchi verbali violenti e aggressivi verso il compagno ogni volta che veniva a conoscenza ogni volta che lui gli parlava della sua vita di coppia con la moglie nel fine settimana. Di fatto, la sua enorme paura di essere fagocitata in un legame le faceva instaurare relazioni nelle quali viveva sempre il vissuto di un tradimento subìto, per cui paradossalmente percepiva la moglie come… ‘terzo incomodo’ che si aggiungeva alla sua relazione. Non si era mai permessa una relazione con un uomo ‘libero affettivamente’ per la paura dell’abbandono e del tradimento. Quando le chiesi di riflettere sul significato delle sue relazioni affettive, spesso con uomini già impegnati emotivamente, lei oscillava tra risposte irrazionali e risposte ideali, con nessun riscontro nel dato di realtà (la sua capacità di autocritica e la sua logica non la aiutarono). Le ‘faceva figura’ solamente la paura del possibile tradimento subìto (che equivale alla paura di essere abbandonata). Dentro di lei il dolore e la rabbia si alternavano in una sofferenza distruttiva. L’instabilità e l’ambivalenza dei comportamenti che frequentemente sono presenti nella modalità relazionale borderline hanno una loro logica interna: placare il senso di confusione nell’avere insieme due esperienze opposte. Di fatto per loro è impossibile conciliare sentimenti opposti, che percepiscono come un attacco alla propria identità.

Valeria Conte, Il paziente borderline: una ostinata e sofferta richiesta di chiarezza (intervista di R.G. Romano), in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pagg. 149-150