Comprendere l’instabilità e l’ambivalenza dei comportamenti presenti nella modalità borderline vuol dire, in una logica gestaltica, attingere allo sfondo dei vissuti contraddittori sperimentati e appresi dentro le relazioni affettive primarie. Una relazione in cui il bambino dice «Sono triste…» e la madre risponde «Non è vero!», il bambino dice «Sei triste…» e la mamma risponde «Lo sei tu!», è una relazione in cui la madre non ascolta il bambino, non «allunga lo sguardo» al fine di sentirlo e comprenderlo. Una relazione in cui si attribuiscono e si rimandano intenzioni, scopi, desideri, emozioni e sensazioni, è una relazione che non permette la differenziazione. L’evolutiva ci insegna che il bambino apre il proprio sguardo al mondo a partire da quello che ha sperimentato sulla propria pelle: assieme al latte assapora anche l’accoglienza, il calore ma, a volte, anche il rifiuto e l’indifferenza. Così nell’esperienza borderline è passato il calore: il calore di un’empatia anche se ingannevole. Il bambino ha gustato il calore dell’essere-noi, ma ha anche ‘ingoiato’ cose non sue, allora l’illusione di essere ‘Io’ di fronte a un ‘Tu’. Il bambino ha messo dentro, senza discriminare, i vissuti della madre e i nomi errati per il proprio sentire e per il sentire altrui.

Gabriella Gionfriddo, La trama relazionale borderline. Traduzione gestaltica dei criteri diagnostici del DSM -5 (Modello ‘Alternativo’), in G. Salonia (ed.), La luna è fatta di formaggio. Terapeuti gestaltisti traducono il linguaggio borderline, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pagg. 69-70