Questo l’incipit del racconto di Peter Pan (Barrie, 2013, 1), e l’incipit – si sa – ha una valore speciale nella comprensione del testo (Bori, 2005). L’autore medita a lungo su come presentarsi al proprio lettore, su quale sia la parola buona per iniziare il racconto. È proprio questa lunga sotterranea ricerca della prima parola che ha fatto scrivere a Calvino, in modo paradossale, che ogni libro inizia in realtà con la parola seconda (Calvino, 1979): quella scelta tra le tante candidate ad essere la prima. Le parole che non sono scelte abitano nello sfondo, che è la mente e, ancor più, il corpo di chi scrive. […] Per rintracciare la parola non scritta, Gadamer (Gadamer, 1983) ci svela che chi scrive lo fa per rispondere a una domanda molto precisa che tormenta il suo cuore. Quale domanda, allora, avrà inquietato il cuore di James Barrie nello scrivere questa storia? Non vogliamo indulgere qui a una vieta critica di tipo psicobiografico, ma intendere in maniera integrata il corpo della scrittura in tutti i suoi livelli, dalla matrice inattingibile del concreto esserci dell’autore ai suoi dispiegamenti nel corpus del testo. Allora: «Tutti i bambini, tranne uno, crescono»: perché un bambino, uno solo, non è cresciuto?

Giovanni Salonia, Peter Pan: il bambino non baciato, in Giovanni Salonia (ed.), La vera storia di Peter Pan. Un bacio salva la vita, Cittadella Editrice – 1° Edizione Dicembre 2016, pag. 14