Scrive sempre Kimura: «[…] il malato stato-limite tende piuttosto a sfuggire al futuro […] cercando l’unione immediata con la pura presenza […] Per questo assorbimento nel presente la maniera di essere un malato-limite si distingue non soltanto da quella di uno schizofrenico ma anche da quella di un melanconico». L’autore parla di modalità temporale puntiforme, istante per istante nel presente, un essere assorbiti nell’immediatezza. Si tratta di una modalità di costruire l’esperienza in cui le funzioni formali, attraverso cui si strutturano il tempo e lo spazio, sono distorte. […] Ogni esperienza, così, sarà sempre nuova, perché quelle passate non sono state assimilate. L’esperienza così non è vissuta completamente. L’esperienza vuole l’assimilazione e il tempo dell’incontro con la sua novità esige il tempo della pausa; il PBL non può stare nella‘pausa’, nel silenzio a cui viene affidata la comprensione e l’assimilazione. In lui il tempo è fatto di consumazione di attimi, senza attesa e senza assimilazione, che sono le pause che strutturano il ritmo del tempo vissuto. È la pausa (Perls parla di ‘vuoto fertile’) che ci riporta al ritmo della vita e della relazione e, parimenti, ci permette di assimilare l’esperienza e di esprimere la nostra creatività.

Gabriella Gionfriddo, La trama relazionale borderline. Traduzione gestaltica dei criteri diagnostici del DSM -5 (Modello ‘Alternativo’), in G. Salonia (ed.), La luna è fatta di formaggio. Terapeuti gestaltisti traducono il linguaggio borderline, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pagg. 78-80