L’adulto che investe il bambino delle proprie proiezioni ha perso nel tempo la consapevolezza della propria crescita e del proprio ruolo. Così la Signora Darling rinuncia al suo ruolo di donna, di adulta, tutta tesa a restare sempre accanto ai bambini. La sua rinuncia diventa una richiesta implicita per i figli di rinunciare alla loro autonomia restando accanto alla mamma. Così anche il Signor Darling, che non ha ruolo di padre ma alla pari dei figli deve essere accudito dalla moglie/ madre, trasmette un’insicurezza di ruolo, un’immaturità di figura. L’immaturità dell’adulto e la non consapevolezza genitoriale portano ansia e confusione nel bambino. Peter Pan è un bambino che si è sentito imbrogliato dalla bontà del nutrimento avuto ed è diventato furioso, prima di tutto con se stesso, finendo per cercare un pirata da sconfiggere. È un bambino che fin da piccolo ha perso il contatto con il presente, in una fuga (Perls, 1995) paradossale verso un futuro che è la costante ripetizione dello stesso tempo: l’eterno bambino. L’apprensione per il futuro fa volare via Peter. È un futuro costruito sul niente, sulla prospettiva che non si nutre di passato, di presente. «Chi sono io adesso?», chiede il bambino per sentire la propria identità nei cambiamenti, i passaggi faticosi della crescita. «Chi sono io?», chiede il ragazzo. E a questa domanda non si può rispondere nella prospettiva del «Chi sarai domani?», perché è una risposta pesante, fuorviante, senza il calore del presente. Il futuro diventa minaccioso e perde il significato di naturale desiderio di appartenenza a una ampia communitas.

Dada Iacono – Gheri Maltese, Verso un nuovo pensiero felice, in Giovanni Salonia (ed.), La vera storia di Peter Pan. Un bacio salva la vita, Cittadella Editrice – 1° Edizione Dicembre 2016, pag. 68