Il viaggio di Alice finisce quando la nostra ragazzina, diventata donna, non ha più paura («A chi credete di far paura? … Siete solo un mazzo di carte!»). Ha terminato le ‘prove di identità’ e ritorna nel mondo della gente e della vita con il coraggio di essere sé stessa. Ritorna alla vita come artista e come poeta: capace – nonostante tutto – di rimanere in contatto con la musica ininterrotta che risuona nell’intimo di ogni esistenza. Nel salutare Alice (non è un addio perché tornerò ad incontrarla), in me affiora come una linea di tristezza. Credo di averla sentito alla stregua di un fil rouge che lega tutte le vicende di questa fantastica avventura. Penso alla solitudine di Alice («Non chiedo mai consigli sulla crescita»), al suo darsi coraggio da sola, al suo sdoppiarsi per sentire una parola di sostegno e di incoraggiamento. Mi chiedo: sarà perché ci sono tratti di strada che anche una ragazzina deve percorrere da sola? O sarà perché qualcuno come il Ghiro, a lei che dolcemente fa presente le proprie difficoltà («sto crescendo») risponde: «Non hai il diritto di crescere qui» oppure «stai crescendo in modo ridicolo»? Non ho una risposta, ma solo la speranza che nessun adulto, grazie ad Alice, ripeta più questa frase a un ragazzino…

Giovanni Salonia, Sulla Felicità e dintorni. Tra corpo, parola e tempo, Ed. Il Pozzo di Giacobbe, pag. 127