Peter Pan non sa di avere un padre proprio perché non ha una madre che gli trasmetta questo “sapere” radicale che caratterizza la condizione umana. Nell’etologia non esiste la struttura affettiva della paternità. È la neocorteccia che produce il dialogo sulla paternità. È la madre che dice al figlio: «Questi è tuo padre!» o che risponde alla domanda «Chi è mio padre?». Solo gli umani sanno del padre; e il suo riconoscimento è affidato alla madre: la sola che, in ultima analisi, sa la verità (Salonia, in press/b). Forse la frattura tra infanzia e adultità, spensieratezza e cuore, che chiude amaramente Peter Pan, può trovare vie d’integrazione se il padre è presente nella crescita del figlio. I baci non dati dalla madre e l’assenza di un padre sembrano essere la causa della scissione tra il puer e il senior, che si declina nel considerare come mondi antitetici la ragione e i sentimenti, l’istinto e la regolazione, il piacere e il dovere. Il padre deve tornare a essere presente nella crescita dei figli non per separare madre e figli smarriti in una relazione fusionale (Salonia, 2010), bensì perché inserito in una relazione non verticistica ma paritaria con la propria partner: la cogenitorialità (Salonia, 2012a; Id., 2013a; Id., 2013b).

Giovanni Salonia, Peter Pan: il bambino non baciato, in Giovanni Salonia (ed.), La vera storia di Peter Pan. Un bacio salva la vita, Cittadella Editrice – 1° Edizione Dicembre 2016, pp. 41-42