In un secondo momento emergono in Giada la paura di toccare gli oggetti e la coazione a lavarsi le mani. Non ha paura solo di toccare gli oggetti, ma anche che gli altri tocchino gli oggetti che ha toccato lei. Durante una seduta mi dice:
Pz.: Mi sono sentita in colpa, ho visto una cosa. Ho visto che una bambina ha fatto una cosa grave e non l’ho detto a nessuno.
Mi chiedo cosa possa avere visto di così grave. Con enorme fatica la aiuto a dirmi che cosa le sia accaduto.
Pz.: Ho visto che la bambina ha messo un oggetto in bocca.
T.: I bambini a questa età mettono in bocca di tutto! Ti sei preoccupata?
Pz.: Io non l’ho detto a nessuno quello che avevo visto
T.: A chi dovevi dirlo?
Non risponde
Pz.: Ho paura di me stessa, ho paura dei miei pensieri, ora la bambina muore… ho fatto un pensiero così ‘cattivo’… ho pensato che soffoca e muore…
T.: Ti sei preoccupata per la bambina… è una cosa buona.
La paura per la bambina si è tramutata in «Ho fatto pensieri… cattivi» e dunque in «Ho paura di essere (stata) cattiva».
Costruire i nessi logici tra ciò che accade e ciò che Giada sente, dare significato anche al frammento di realtà che fa parte del campo, permette di mettere ordine, contenere e costruire. Mi sorprende il modo in cui utilizza il concetto di contaminazione, con forza e decisione. Spesso mi dice :
Pz.: Mi lavo le mani per non sporcare gli altri…
T.: Non può succedere.

Valeria Conte, «Se ho paura di morire, posso morire?» La Gestalt Therapy con una Paziente con Linguaggio Borderline, in G. Salonia (ed.), La luna è fatta di formaggio. Terapeuti gestaltisti traducono il linguaggio borderline, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 143-144