Quando verbalizzai questo, Ferdinando mi chiese: «Dottoressa, sono bello?». Lo guardai bene, non avrei mai mentito, e sinceramente risposi: «Quando racconta queste storie il suo viso si illumina e sembra più bello, è come se si calasse nell’immagine che offre di nobile ben vestito e curato nell’igiene». Il giorno in cui accettò di farsi la doccia nei locali del dipartimento di salute mentale, più per una cortesia a me che per sue esigenze, dato che a casa sua aveva un bagno “grande come una piscina”, ho visto che nascondeva una lacrima. È vero, rifiutava la farmacoterapia perché lui ‘non era malato’ (non-compliance), e quando si riusciva convincerlo a praticare neurolettici depot o, quando era costretto ad assumerli in situazioni coatte (Trattamenti Sanitari Obbligatori), questi farmaci sembravano non sortire alcun effetto (resistenza). Ma perché doveva rinunciare al delirio? Per lui era un sintomo funzionale di vita! Sostenendo il suo delirio, considerandolo il suo adattamento creativo alla realtà, è stato possibile ottenere un cambiamento relazionale e un contatto più funzionale con gli altri. Ha cominciato a curare di più l’igiene personale e dell’abbigliamento, ha accettato di praticare terapie farmacologiche con continuità, ed ha firmato le pratiche per l’assegnazione di un alloggio del comune.
Paola Argentino, La dimensione relazionale della psicofarmacologia: dalla compliance al transfering gestaltico, in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pagg. 247-248