Pensate a cose straordinarie e stupende: saranno quelle a farvi volare (Barrie, 1996, 42). A Peter Pan il pensiero felice permette di dimenticare il mondo adulto e di volare. Non ha avuto scelta: si è spezzata l’unità primaria tra lui e la mamma ed egli sente un gran vuoto (Frank, 2013). Ogni bacio rimasto nell’angolo della bocca, ogni gesto interrotto provoca un vuoto, una mancanza che ritorna sempre come un gesto incompiuto. Se il genitore non è capace di raggiungere il bambino, questi sente il gesto bloccato a metà e lo schema si inibisce, si interrompe (Frank, 2013). L’eccitazione dell’attesa che un bambino sente normalmente quando aspetta ciò che deve arrivare, viene bloccata dalla interruzione della risposta: non arriva adesso, non arriverà dopo… e il bambino consuma l’eccitazione scaricandola nei propri muscoli che si contraggono, si irrigidiscono. Così Peter Pan, per evitare un sentimento intollerabile di perdita, smarrisce i propri riferimenti e cerca altrove: appunto nel pensiero felice che gli permette di andare via, di non ricordare, di non sentire, di non desiderare. Ma il desiderio è il motore della vita, ed è ciò che fa sperimentare una percezione personale di sé e del mondo, che fa vivere l’essere in contatto con l’ambiente, che fa sentire possibile la propria crescita nell’incontro sano e fluido con l’altro.

Dada Iacono – Gheri Maltese, Verso un nuovo pensiero felice, in Giovanni Salonia (ed.), La vera storia di Peter Pan. Un bacio salva la vita, Cittadella Editrice – 1° Edizione Dicembre 2016, pag. 69




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