L’orientarsi sul momento dell’episodio di contatto in cui è avvenuta la reazione depressiva colloca il terapeuta (e il paziente) nell’orizzonte ermeneutico che dà senso e orienta i suoi interventi terapeutici a livello personale ed, eventualmente, familiare. Il rischio più grave nella terapia coi pazienti depressi è quello del suicidio: rischio che non è possibile esorcizzare del tutto. Il terapeuta, ovviamente, deve essere particolarmente vigile nei momenti critici della relazione terapeutica. Un’ipotesi clinica attendibile, nella prospettiva gestaltica, è che il rischio di suicidio si accresca quando il paziente comincia a riaprirsi alla relazione (quando ‘sta meglio’) perché nella relazione terapeutica si sta vivendo il momento preciso in cui si è sentito privato improvvisamente e assurdamente della presenza dell’Altro. Infatti, quando l’angoscia (antica e nuova) del contatto esploderà (di nuovo!), tornerà prepotente la voglia di sparire sia nel paziente che nel terapeuta (dimenticanze, gaffe, insensibilità!). Ma se il terapeuta resterà presente e darà presenza a chi gli sta di fronte ed ha una disperata voglia di sparire, allora questi, il paziente, riprenderà a respirare e rientrerà nella relazione.

Giovanni Salonia L’improvviso, inesplicabile sparire dell’Altro. Depressione, Gestalt Therapy e postmodernità, in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 191