Un silenzio particolare è quello in cui la coppia sperimenta che dialogare spesso non risolve, ma complica la situazione. Espressione tipica di questi momenti è la frase: “Quando parliamo, non ci capiamo, ci sembra di impazzire”. Sono precise fasi di passaggio nel ciclo evolutivo della coppia. Vanno vissute in un silenzio “prudente” e “in attesa”, in modo da ascoltare se stessi a lungo prima di parlare e diventando capaci di conservare dentro il disagio, senza per questo accusare o colpevolizzare l’altro. Esistono in ogni cammino di coppia sofferenze che fanno parte della crescita e non sono imputabili a nessuno dei due partner. C’è, infine, un silenzio che nasce dal sottrarsi dell’altro alla nostra invasione. C’è un momento in cui, dopo aver fatto di tutto per capirsi, bisogna accettare il non capirsi, senza insistere nel chiedere o nel prolungare il dialogo. […] Voler capire l’altro è bello ma non deve diventare un modo per aver potere sull’altro: “Ti accetto se ti capisco”. Dovremmo forse fare l’elogio del non capirsi! Nel momento in cui non ci si capisce, diventa evidente l’implicito di ogni relazione, in altre parole cosa veramente tiene insieme i due partner. Solo se non giudico strano l’altro che non riesco a capire dopo molti sforzi, posso dire di aver accettato la sua diversità e unicità.

Giovanni Salonia, Il silenzio di chi ci sta accanto in M. Assenza – L. Licitra – G. Salonia – A. Sichera, Lo sguardo dal basso. I poveri come principio del pensare, EdiARGO, Ragusa II edizione 2006, pp. 78-80