Nel rapporto genitori-figli è chiaro che il dire o non dire ai figli deve essere regolato dal senso di responsabilità genitoriale (il bene dei figli) e non dall’ansia e dalle tensioni. Rivelare ai figli, specie se piccoli, problematiche intime o conflittuali della coppia, non parlare con i figli di eventi familiari ad alto livello di intensità emotiva sono scelte che rispondono a bisogni dei genitori e disturbano la crescita serena dei figli. Anche il dire/non dire dei figli nei riguardi dei genitori è sottoposto a precise regole evolutive. Ad un certo momento dello sviluppo, infatti, i figli non vogliono dire tutto ai genitori per affrontare da soli e fino in fondo il rischio della responsabilità e dell’autonomia. È sintomatico il rapporto dei figli con il proprio diario. C’è un momento in cui sbadatamente si lascia il diario in un posto visibile. Poi il diario è chiuso con un catenaccio la cui chiavetta è in vista (‘prove tecniche di autonomia’). Infine, c’è il momento in cui non si scrive più il diario o lo si rende introvabile. Al di là delle reazioni preoccupate dei genitori (sapere tutto dei figli è, ad un certo momento, un modo di mantenere i figli in autonomia vigilata), questi silenzi (a volte anche qualche bugia) sono segnali di crescita. I silenzi parlano e dicono che si sta diventando autonomi, cioè si sta, con tremore e audacia, rischiando la sensazione di non essere protetti dai genitori.

Giovanni Salonia, Sulla Felicità e dintorni. Tra corpo, parola e tempo, Ed. Il Pozzo di Giacobbe, pag. 87