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La mia fata
Tu sei la mia fata, la persona che sento più vicina. Grazie di occuparti
di me, senza di te sarebbe stata durissima.
Il terapeuta diventa la presenza-relazione che gli è mancata, su cui lui sperimenterà e apprenderà a muoversi con il suo ritmo – né troppo vicino né troppo lontano. Un ritmo nuovo che lo aiuterà a definirsi e a confrontarsi con la fatica dell’essere se stessi nel mondo. Il sentirsi capiti dal terapeuta gli offre un’esperienza nuova: qualcuno, come lui stesso dice, può «entrare dentro di lui, può capirlo, senza invaderlo e violentarlo». Si consegna così alla relazione affettiva, non più intrusiva e violenta.
Valeria Conte, La Gestalt Therapy e i pazienti gravi in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 92

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