Si dice che i pazienti FOC mettono alla prova la pazienza del terapeuta. In effetti fobie, ossessioni e compulsioni sono sintomi molto resistenti e ripetitivi, per cui la terapia non è facile né semplice. Il paziente si attacca al sintomo, qualunque esso sia (fobia, ossessioni, compulsioni), con la stessa ostinata e inflessibile forza di colui che, per non precipitare nel baratro, si attacca alla corda che lo salva. Chiedere ad un paziente FOC di fidarsi delle parole rassicuranti che gli si dicono è come se si dicesse «Molla la corda!» ad una persona che ha sotto di sé il burrone. Il sintomo, lo sappiamo, sostituisce la mancanza delle figure genitoriali, per cui il paziente ha detto a se stesso: «Se non mi prendo io cura di me, nessuno se ne curerà». «Come posso fidarmi di lei – mi dice una paziente – se i miei genitori, pur volendomi bene, hanno fatto degli errori? Come posso fidarmi che lei non sbaglierà con me?». Compito del terapeuta è creare un clima di fiducia, nel quale egli stia con il tormento del paziente e man mano diventi visibile al paziente (all’inizio, infatti, il terapeuta per il paziente è solo una protesi: chi si tiene attaccato alla corda non vede nessuno). In ogni caso, in tutti e tre gli stili relazionali, sarà necessario molto tempo per creare questo clima di fiducia, vista l’esperienza terribile vissuta dal paziente.

Giovanni Salonia, L’angoscia dell’agire tra eccitazione e trasgressione. La Gestalt Therapy con gli stili relazionali fobico-ossessivo-compulsivi in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, p. 215