Fa piaga nel Tuo cuore
la somma del dolore
che va spargendo sulla terra l’uomo;
il Tuo cuore è la sede appassionata
dell’amore non vano.

Cristo, pensoso palpito,
astro incarnato nell’umane tenebre,
fratello che t’immoli
perennemente per riedificare
umanamente l’uomo,
Santo, Santo che soffri,
maestro e fratello e Dio che ci sai deboli,
Santo, Santo che soffri
per liberare dalla morte i morti
e sorreggere noi infelici vivi,
d’un pianto solo mio non piango più,
ecco, Ti chiamo, Santo,
Santo, Santo che soffri.

(da Giuseppe Ungaretti, «Mio fiume anche tu», in “Roma occupata”)