Nel Modello Gestaltico Comunitario (MGC) si lavora in una visione olistica, ove il tutto è sempre diverso dalla somma delle parti e si tiene presente l’aspetto processuale globale. Si interviene nel ‘qui ed ora’ della relazione (il ‘contatto’ in termini gestaltici), su tutti i livelli di funzionamento della persona (cognitivo, corporeo, emotivo, esistenziale, etc.), guardando a ciò che è figura in quel momento nel processo, per integrarlo con ciò che è nello sfondo. In questo Modello, la comunità terapeutica è un ‘organismo’ in movimento tra le interazioni al suo interno e quelle con l’ambiente esterno, come un grande Sé, costituito dall’insieme dei contatti presenti, che si sviluppano al suo interno e che si rivolgono all’esterno. Considerare l’intera comunità terapeutica come un organismo in un campo rivoluziona la prospettiva terapeutica: l’oggetto di intervento non è più il paziente, ma la comunità nel suo insieme, i vissuti relazionali comunitari nella ‘danza dell’incontro’. La dimensione collettiva è necessità e privilegio terapeutico nella vita comunitaria e si estrinseca con molteplici attività di gruppo.

Paola Argentino, “Dalla narrenschiff al ‘divenire fiori’: la danza dell’incontro nelle strutture psichiatriche” in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, p.114