Il nostro desiderio e la nostra scommessa con Alberto lungo questi anni sono stati quelli di provare ad offrirgli un contesto che gli permettesse di ristabilire l’armonia della sua crescita, e di sbloccare le situazioni che apparivano senza via d’uscita. Riparando pur in piccola parte una traità primaria incrinata, riconsegnando delicatamente il sé ri-nascente ai tempi del contatto, cercando insieme a lui le parole capaci di narrarlo e di dare consistenza alla sua funzione personalità, incoraggiando un contatto corporeo nutriente perché mai confusivo e sempre serenamente sicuro del confine, abbiamo provato a rilanciarlo nella vita. Abbiamo così sostenuto il suo diritto di essere felice, di gustare la voglia di fare, di sperimentare, di stare con gli altri in maniera sana e nutriente. Mettersi nella sua prospettiva, guardare il mondo con i suoi occhi, ci avrebbe permesso di pensare attimo per attimo che dietro le sue azioni c’erano motivazioni per lui valide, e che da quelle bisognava partire per ristabilire il filo con lui, sapendo che certe volte non è possibile cambiare le cose, ma soltanto accompagnare nella sofferenza e nella crescita. La compagnia di chi ci sta accanto ci consente infatti quei piccoli passi che fanno il cammino più leggero. La conferma nella fiducia da parte di chi ci accompagna ci rende disponibili ad affrontare con umile coraggio la vita.
Dada Iacono, Gheri Maltese, Come l’acqua… Per un’esperienza gestaltica con i bambini tra rabbia e paura. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2012, pag. 65