A questo punto ascoltiamo stupiti e senza parole quanto, tra il serio e il faceto, la signora Darling dice alla sua piccola Wendy, una bambina di appena due anni: Oh, perché non puoi restare così per sempre? (Barrie, 1996, 3). Sembrano parole buttate lì con disinvoltura, ma in verità operano e rivelano un profondo cambio di prospettiva. Si scopre che i primi a non essere contenti di essere cresciuti – e, forse, a non volere che i figli crescano – sono proprio gli adulti. Sorge spontaneo un dubbio: non è che un bambino fatica a diventare adulto e, a volte, non lo diventa proprio perché i genitori non gustano o rifiutano l’essere diventati adulti? E se fossero proprio loro, i genitori, i primi ad avere difficoltà nel lasciar crescere i figli? Certo, i bambini abitualmente crescono nonostante queste frasi delle loro mamme. Ma non può accadere che qualche bambino non ce l’abbia fatta a diventare adulto perché i genitori non solo non hanno amato la crescita, ma soprattutto non sono cresciuti come genitori? La signora Darling trasmette alla piccola Wendy il messaggio che la crescita è una necessità pesante, un dovere a cui anche lei si è dovuta rassegnare. Le parole della signora Darling – sembra dire il narratore – sono l’inizio della fine dell’infanzia. E questo avviene quando i bambini hanno circa due anni. L’io narrante dà a questo messaggio il valore decisivo di un marcatore tra infanzia e vita adulta. Per tale ragione, il lettore non ingenuo si chiede: il diventare adulti è pesante e difficile in sé o perché viene presentato così dalle madri? E ancora: sono tutti i bambini ad aver paura di crescere o solo i bambini che non sono aiutati a crescere dai loro genitori?

Giovanni Salonia, Peter Pan: il bambino non baciato, in Giovanni Salonia (ed.), La vera storia di Peter Pan. Un bacio salva la vita, Cittadella Editrice – 1° Edizione Dicembre 2015b, pagg. 15-16