Un giorno i bambini e la maestra giocano alla “strega”. La maestra impersona la strega cattiva e i bambini le corrono dietro per acchiapparla. Daniele, prima di tutti, la afferra, la trascina, poi insieme ai compagnetti la buttano nel pentolone, la cuociono, la mangiano a pezzettini. È allora che arriva la mamma (impersonata sempre dalla maestra) e i bambini le si stringono attorno e le raccontano concitati e felici ciò che è accaduto. Vivere nel gioco le emozioni, anche quelle forti, e raccontarle, permette ai bambini di integrare la loro aggressività. C’è rapporto tra la mancanza di parola e la rabbia: ridare spazio alla parola può salvare dalla rabbia. Nel gioco Daniele ha fatto questa esperienza: ha potuto vivere le sue emozioni e raccontarle. Ciò ha significato per lui avere modo e spazio per esplorare la polarità cattiva e arrabbiata e per integrarla, riducendo così il rischio che l’aggressività potesse diventare un tratto del suo carattere. Di fronte ad un conflitto, a un’interruzione, a un’inibizione nel processo di formazione figura/sfondo, occorre attingere allora alla creatività, ai piccoli passi, alle piccole esperienze positive. Maggiore sarà la quantità di piccole esperienze positive, più si allargherà e si rinforzerà lo sfondo e il bambino si integrerà nella realtà in cui vive. Uno sfondo ampio e sereno quindi permette un susseguirsi fluido di figure. Se la relazione fluisce, anche il corpo è armonico e aggraziato. Ma se c’è un blocco, il corpo ne porta le cicatrici: sono compressi gli schemi di respiro, le mani afferrano con apprensione, la postura è rigida. La postura infatti si forma a partire da uno sfondo di precedenti sequenze esperienziali.

Dada Iacono, Gheri Maltese, Come l’acqua… Per un’esperienza gestaltica con i bambini tra rabbia e paura. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2012, pag. 78