In modo germinale Ovidio l’aveva intuito. Tiresia aveva detto alla madre di Narciso: «Morirà se si conoscerà». Ed infatti quando il narcisista si conosce, muore lui come sogno della madre e muore la sua immagine di madre. Conoscendo se stesso, muore il sogno, muore l’immagine. Il suo corpo tornerà ad essere abitato: dopo aver espresso tanta rabbia conoscerà la forza della debolezza, dei gesti pacati, sereni, teneri, scoprirà, forse timidamente, bisogni ed espressività corporee che sperimenterà con la goffaggine propria di chi comincia a danzare. In altre parole, dalla morte del genitore idealizzato a cui era legato da una confluenza distorta, inizia il recupero del corpo dell’altro genitore: il corpo del padre o della madre prima disprezzato, non visto riemergono con forza, diventano figura e aprono il corpo del narcisista a vissuti da sempre presenti ma sempre negati, anzi retroflessi. A questo punto il terapeuta e il paziente sono pronti a lavorare in modo pieno sulla retroflessione.

Giovanni Salonia, Pensieri su Gestalt Therapy e vissuti narcisistici, in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pagg. 174-175