Spesso, purtroppo, si applica, senza che ce ne ac­corgiamo, una giustizia distributiva, imperniata sul senso di uguaglianza, senza chiedersi prima quale sia il desiderio del bambino, quale sia il suo bisogno in quel momento. Ogni bambino ha la propria storia, non sempre ricca di opportunità, ma piuttosto costellata di (de)privazioni. Occorre guardare al bambino in un’ot­tica nuova, uno sguardo che vada oltre i suoi compor­tamenti e le sue prestazioni. Dare attenzione a ogni bambino evitando la giustizia distributiva e offrendo a chi ha meno quella che il nostro team di didattica e ricerca gestaltiche chiama ‘l’eccezionissima’: il segno di un’attenzione in più, la volontà di creare quel con­testo generativo di disponibilità per cui ogni bambino può vivere bene l’eccezione nei confronti dell’altro, sapendo che ci sarà anche per lui. Sfamare in modo eguale chi ha poca fame è assai facile, più difficile se tra questi c’è chi ne ha molta. L’invidia è il sentimento di una fame mai sazia. Fin quando non si raggiunge il cuore del bisogno, essa si rigenera sempre più spro­positata.
Dada Iacono – Ghery Maltese, “L’invidia, i bambini, le fiabe”, in Giovanni Salonia (ed.), “I come invidia”, Cittadella Editrice – Psicoguide, 1° Edizione Marzo 2015, pagg. 79-80