Oggi i bambini, gli adolescenti, gli individui – in qualsiasi età della vita – hanno tante possibilità, non hanno limiti alla propria potenzialità: infatti viene sempre più enfatizzata l’esperienza e si percepisce il ‘dover chiedere’ come fragilità e incapacità. Si apprende così a crescere da soli. Ma la comunità oggi non è forte e l’individuo nasce e cresce dentro un pensiero debole ed una liquidità informe; ciò comporta un passare rapidamente da vissuti di idealizzazione – che si concretizzano nel bisogno e nella ricerca di appartenenze rigide, ad esempio a gruppi fondamentalisti (solo apparentemente forti) – ad una eccessiva svalutazione dell’altro, con esasperazione dell’autoreferenzialità e della spasmodica ricerca di realizzazione. È una società – questa postmoderna – dai confini sempre più indefiniti, insicuri ed incerti, che dà necessariamente vita a soggetti sempre più indefiniti, insicuri ed incerti, che incontrano non poche difficoltà nella loro naturale ricerca di felicità. È la società tutta che potremmo oggi definire ‘borderline’ perché i soggetti, il ciclo di vita, le relazioni stesse sono sempre più caratterizzati da confini e contorni instabili ed incerti. Pertanto, la sfida che oggi si pone per tutti gli approcci psicoterapici, e per la GT in particolare (che dà, appunto, una particolare rilevanza al contesto), è trovare nuove modalità di comprensione del disagio e nuove modalità di intervento clinico per i Borderline (B.).

Valeria Conte, Il paziente borderline: una ostinata e sofferta richiesta di chiarezza (intervista di R.G. Romano), in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pagg. 148