È necessario tener presente che esiste anche una depressione ‘sana’ (e necessaria!) quando ci si confronta con le situazioni limite dell’esistenza. Anche se la tristezza infinita di fronte alle perdite (separazioni, morti, malattie) confina con la depressione, non deve essere trattata come tale. Anche un giovane terapeuta distingue la sana depressione di una madre cui è morto il figlio sei mesi prima – per cui non porrà la sciocca domanda: «Cosa la fa soffrire?» o «Cosa sente?» – e la depressione disfunzionale di una madre che piange, come fosse oggi, il figlio morto dieci anni prima: a questa potrà certamente chiedere quale aspetto la fa soffrire maggiormente. Attraversare le sane depressioni dovute ai limiti anche tragici dell’esistenza fa crescere nella pienezza dell’essere umani. Quando la depressione è reazione all’infelicità costitutiva dell’esistenza (e non si somma ad altre gestalt aperte, non elaborate), infatti, compiuto il tempo necessario per l’elaborazione del lutto, si apre e si trasforma in ‘saggezza triste’ che permette di incontrare l’Altro nella concretezza dell’esistenza senza fughe nell’euforia. Viceversa, negare la tristezza delle perdite può, a sua volta, produrre depressione ‘patologica’.

Giovanni Salonia L’improvviso, inesplicabile sparire dell’Altro. Depressione, Gestalt Therapy e postmodernità, in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 185