La relazione terapeutica ha le caratteristiche e la specificità di una relazione primaria e diventa essa stessa strumento di cura: a livello sincronico, nel modo in cui si lavora di seduta in seduta; e a livello diacronico, in che tempo della seduta e del processo terapeutico si interviene. È proprio la presenza del terapeuta che permette di (ri)costruire il ground delle sicurezze di base. Essere presenza piena di fronte a qualcuno permette di sentire la propria unicità senza fondersi o irrigidirsi. Per il paziente grave, a cui è mancata una relazione/presenza da cui differenziarsi, è fondamentale avere figure di riferimento. In particolare, la cura non può restare chiusa in uno studio professionale per lo stigma e l’incomprensione che spesso sono presenti, ma deve osare percorsi qualitativamente diversi, che si aprano alle infinite possibilità di un trattamento integrato. In altre parole, significa ‘esserci’ con il paziente (anche per lungo tempo), riconoscere e farsi attraversare dal dolore, essere umili e attenti dinanzi a lui, esserci con costanza e leggerezza e, a volte, con la paura non di lui ma per lui.
Valeria Conte, La Gestalt Therapy e i pazienti gravi in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pp. 79-80