Uno spazio – quello del PBL – vissuto come luogo di presenza o di assenza dell’altro. A tal proposito, scrive Kimura: «L’assenza di un oggetto di attaccamento significa per la persona stato-limite una sospensione immediata del suo essere-là attuale o della sua presenza come tale». Così attendere diventa un’esperienza penosa e insopportabile. Tempo e relazione si intrecciano in modo unico nella dimensione dell’attesa. La prima esperienza del tempo è l’attesa ed è intorno all’attesa che si raccolgono passato, futuro e presente. Il soggetto con BL vive nell’adesso perché non può stare tra l’ora e il momento successivo. Questo implicherebbe dare un nome a ciò che si attende. L’impossibilità di mantenere una trama narrativa della vita e la continuità affettiva di sé e dell’altro, la difficoltà ad elaborare i sentimenti insostenibili di confusione, spiegano la difficoltà in queste persone a tollerare l’attesa e la solitudine. Sottolinea Salonia: «le sue relazioni si rivelano continuamente fallimentari e producono vissuti (aggiuntivi/secondari) di aggressione e di fallimento, con il rischio di comportamenti strani e pericolosi». La condizione depressiva, infatti, nei PBL, segue la sensazione di fallimento nel raggiungimento dell’altro perché incapaci di districarsi dentro i vissuti del sentirsi imbrogliati e confusi in una precisa e attuale situazione relazionale.

Gabriella Gionfriddo, La trama relazionale borderline. Traduzione gestaltica dei criteri diagnostici del DSM -5 (Modello ‘Alternativo’), in G. Salonia (ed.), La luna è fatta di formaggio. Terapeuti gestaltisti traducono il linguaggio borderline, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 77