Per i mali dell’animo bisogna pensare ad una cura dell’anima e non solo dei sintomi, una cura del contesto sociale e familiare e non solo del paziente, una cura, cioè, che attui un cambiamento di paradigma, che volga l’attenzione e dia importanza ai contesti relazionali come prevenzione e cura sia del disagio che della psicopatologia. Dare una trama relazionale al sintomo e alla patologia nelle diverse declinazioni è la scommessa di ogni terapeuta della Gestalt, che deve permettere ad ogni paziente di inscrivere il proprio malessere nella propria storia relazionale. È importante non perdere di vista l’unicità della sofferenza del paziente e utilizzare la diagnosi come un’ulteriore fonte di significazione e di direzione per la presa in carico globale del paziente e del suo contesto di appartenenza. Costruire uno sfondo di riferimento più ampio permetterà di cogliere la direzione terapeutica necessaria per ripristinare i percorsi dell’esistenza interrotti. La GT supera il concetto umanistico dell’autoregolazione organismica, portando avanti il concetto di autoregolazione della relazione/contatto nella quale l’Organismo è sempre ed inevitabilmente inserito.
Valeria Conte, La Gestalt Therapy e i pazienti gravi in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pp. 78-79