È stato detto che essere B. è una invenzione artistica per sottrarsi alle angosce psicotiche della madre. Intorno al sesto mese, il bambino, assimilata la confluenza, attraverso la percezione dei confini dell’altro percepisce in modo più chiaro il proprio confine: inizia ad orientarsi, ad introiettare, si trova impegnato a dare il giusto nome al suo sentire (piacevole o spiacevole, buono o cattivo, freddo o caldo). La madre sufficientemente ‘sana’ o ‘buona’, direbbe Winnicott, si sintonizza con il vissuto del bambino, intuisce i bisogni del figlio e li discrimina dai suoi: inizia una danza, un ritmo, tra il dare e il ricevere. Invece la madre intrusiva e confusa (in GT parliamo di ‘confluenza nevrotica’) non permette ai vissuti del bambino di emergere, confonde i vissuti del bambino con i suoi e glieli rimanda in maniera confusa e ambivalente.

Valeria Conte, Il paziente borderline: una ostinata e sofferta richiesta di chiarezza (intervista di R.G. Romano), in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, p. 155




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