I PBL tendono a mettere immediatamente in atto comportamenti autodistruttivi e impulsivi, noti in letteratura come acting-out. In una lettura gestaltica, l’azione non è vista come l’esecuzione di un pensiero, ma come esperienza autonoma che verifica e, spesso, modifica i pensieri che la precedono e, a sua volta, ne genera di nuovi. L’azione, quindi, come luogo in cui si sperimentano e si apprendono elementi decisivi della propria identità. Nella modalità borderline l’azione, come continua ricerca di esperienze sensoriali, è messa in atto non per arrivare a una meta o per raggiungere uno scopo, ma per ridurre e scaricare l’insostenibilità della tensione interna, «gesti che hanno lo scopo di placare l’agitazione, il senso esplosivo di impazzimento quando non si abbia a portata di mano un’uscita di sicurezza percorribile». L’azione impulsiva assume le sfumature di un’eccitazione senza orientamento, una tensione insopportabile che spinge la persona ad agire.
Gabriella Gionfriddo, La trama relazionale borderline. Traduzione gestaltica dei criteri

diagnostici del DSM -5 (Modello ‘Alternativo’), in G. Salonia (ed.), La luna è fatta di formaggio. Terapeuti gestaltisti traducono il linguaggio borderline, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 80