Davide è un bambino spesso ‘arrabbiato’: parla con i compagni aggredendoli, afferrandoli per le braccia o per qualsiasi altra parte del corpo, grida per chiamarli o giocare con loro, è prorompente nei suoi gesti, invadendo spesso il loro spazio di movimento. È come se lo spazio per lui dilaghi, senza che egli riesca a contenerlo e limitarlo da nessuna parte. Ha bisogno di fare piccole esperienze positive di sé e del proprio corpo che puntellino e rinforzino il suo sfondo, i suoi schemi di movimento, la sua postura. Con l’aiuto della maestra lui e Dario organizzano un ‘campo’ circondandolo di sedioline; uno spazio ampio ma limitato all’interno della sezione (aula), che non toglie la possibilità di muoversi e di giocare agli altri bambini: è il “campo per il motocross”. Insieme i due bambini corrono all’impazzata in questo spazio ristretto, calcolando e controllando i movimenti senza uscire dal perimetro e senza farsi male l’un l’altro. Osservandoli, si percepisce il contenimento dato dal gioco e, fisicamente, dalle sedie: non c’è disintegrazione nell’esprimere l’aggressività, c’è la percezione del corpo nello spazio. Liberare la sana aggressività, offrendo il giusto contenimento, nel libero fluire dell’espressione corporea, permette al bambino di fare quelle piccole esperienze positive di sé che, assimilate allo sfondo, lo rinforzano. Uno sfondo solido diventa trampolino di lancio per un sano contatto e una piena esperienza del mondo.

Dada Iacono, Gheri Maltese, Come l’acqua… Per un’esperienza gestaltica con i bambini tra rabbia e paura. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2012, pagg. 79-80