È caratterizzata dalla proiezione, dall’attribuire all’altro ciò che è proprio. In questa fase diviene terapeutica la capacità di contenere l’aggressività o le crisi degli ospiti, senza impaurirsi o irrigidirsi, ma considerando queste manifestazioni come parte di un processo di crescita. L’ambiente comunitario, in quanto ‘sistema allargato’, assume una forte valenza di ‘contenimento’ delle proiezioni dell’ospite quando le critiche, le lamentele, le esplosioni di rabbia, di ciascun ospite, in genere scaturite da vissuti di disservizi, insoddisfazioni, desiderio di tornare a casa, vengono accolte con un riferimento alla relazione e non all’oggetto della discussione. Biagio con atteggiamento di sfida, afferma che «Non funziona niente in comunità, perché mancano gli asciugamani, le lenzuola sono rotte, il cibo fa schifo, manca qualunque cosa: olio, sale, zucchero». La connotazione relazionale della risposta del terapeuta, dà contenimento all’aggressività proiettata: «Sono tante le cose che dici che mancano – gli rispondo – e anch’io sono stata assente la scorsa settimana dalla comunità. Se vuoi possiamo parlarne».

Paola Argentino, “Comunità terapeutiche e riabilitazione psichiatrica: il Modello Gestaltico Comunitario” in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pp.132