L’autoironia acquista una finezza particolare quando si aggancia con serenità e naturalezza all’ironia dell’altro nei nostri confronti. Accogliere l’ironia ‘pulita’ dell’altro sui nostri limiti e rispondere con l’autoironia è espressione di sana autostima e di competenza relazionale. Chi ride e fa ridere di se stesso sdrammatizza le situazioni, crea un clima disteso, favorevole all’incontro e alla convivialità, fa superare isolamenti freddi e narcisistici e si trova ‘rigenerato’. Quanto vale un sano prendersi in giro di fronte a coloro che sono o si percepiscono più piccoli di noi (figli, allievi, ammiratori, persone dipendenti)! Ciò facilita, in modo creativo, la necessaria e progressiva trasformazione della relazione asimmetrica in relazione simmetrica. L’autoironia, inoltre, crea una distanza ‘saggia’ tra noi e gli avvenimenti. Chi si prende in giro vede sé stesso e la realtà già distanziati nel tempo. Il passare del tempo – è esperienza comune – dà alle nostre percezioni e valutazioni una prospettiva differente, le ridimensiona liberandole da aspetti contingenti, fa decantare i coinvolgimenti eccessivi o impropri e permette l’emergere del significato più profondo e duraturo.

Giovanni Salonia, Sulla Felicità e dintorni. Tra corpo, parola e tempo, Ed. Il Pozzo di Giacobbe, pag. 97