Le pagine di Goodman sulla funzione-Personalità richiedono una lettura attenta, in quanto egli scrive in un periodo storico in cui la Personalità era costituita da un grumo di introietti, istanze superegoiche ed istituzionali, idealismi politici o religiosi, che reprimevano la funzione-Es. Il trend culturale – di cui è anche protagonista Goodman – è andato verso la liberazione dell’Es, del corpo, verso la spontaneità, la creatività, la soggettività. Goodman ha chiara simpatia per la funzione-Es, ma – da fine e speciale intellettuale qual è – non può non scrivere (anche se, a mio avviso, con qualche imbarazzo) della nuova visione gestaltica della Personalità: una Personalità aderente alla esperienza, copia verbale del sé, memoria corporea delle esperienze di contatto. Dovendo aggiornare il calendario (funzione-Personalità!) – compito spesso dimenticato dai terapeuti – ci rendiamo conto che oggi ad essere problematica (repressa) è invece proprio la funzione-Personalità. In una recente intervista, Mark Solms ha affermato: «In futuro si tratterà soprattutto di ‘gestire’ le emozioni piuttosto che riportarle alla luce». La specificità della Gestalt Therapy è offrire una chiave di lettura sulla ‘gestione delle emozioni’ che, in modo originale, non punta sul recuperare istanze esterne deontologiche da Super-Io, ma si colloca dentro l’Organismo in contatto con l’Ambiente.

Giovanni Salonia, Teoria del Sé e società liquida. Riscrivere la funzione-Personalità in Gestalt Therapy, in GTK 3, Rivista di Psicoterapia, Settembre 2012, pagg.  54-55